precedente successiva

 2. I precedenti di Giovanni degl'Infangati (1342-47)

La prima sezione del Liber novus attinge a piene mani alla precedente compilazione di fra Giovanni di Tuccio degl'Infangati. Quando lavorava costui allo spoglio dei diplomi conventuali per redigerne un regesto destinato all'amministrazione conventuale?

Il rinvio col numero di carta alla compilazione precedente quale fonte diretta, non preclude al Liber novus d'aggiornare sugli sviluppi temporali delle vicende testamentarie. Ad esempio, la registrazione della donazione condizionata fatta il 2 marzo 1335/6 da donna Letta del fu Contuccio dei Giugni allo stesso Giovanni degl'Infangati protrae le notizie oltre la morte di costui (27 aprile 1348): «Et insuper debeat recipere a dicto fr. Iohanne annuatim supradicta die quamdiu vixerit duos florenos auri, quod habuit usque ad presentem diem scilicet anno Domini 1346 die ij martii[1] inclusive… Item fuit solutum supradicte domine usque ad annos Domini 1348 die 2 martii[2] inclusive. Ista autem terra fuit vendita per fr. Iacobum de Pontormo tempore prioratus fr. Iacobi Passavent(e) anno Domini Mccclvj. Et hec habentur in predicto libro conventus et fr. Iohannis de Infangatis car. 18» (14v; entrata barrata con due tratti di penna trasversali, vacat scritto al marg. sin., a indicare l'estinzione del cespite di rendita). «Et hec habentur in… »: non tutto, contro la superficie della lettera. Gli item 2.III.1348/9 e 1356 sono aggiornamenti posteriori all'Infangati.

Scontata la tradizione d'aggiornare "libri aperti" e di pubblica utilità. Quelli liturgici al pari di quelli amministrativi. Aggiornamenti posteriori erano andati a incrementare anche il libro dell'Infangati. Fino alla sua saturazione fisica. Al punto che l'amministrazione conventuale dovette risolversi a metter su un altro libro del medesimo genere. Sappiamo infatti che nell'ultima carta del libro era stato copiato un atto di concessione d'uso d'una cappella alla società del Corpus Christi, 10.II.1374, poi travasato nel Liber novus: «Facta fuerunt omnia predicta in capitulo nostri conventus fratribus congregatis anno Domini 1373 die 10 mensis februarii, prout etiam patet in libro Iohannis de Infangatis carta ultima» (f. 44v). Il che dissuade dal produrre, senza discernimento e senza vaglio, le testimonianze del Liber novus sotto la generale perequazione della dichiarata paternità «in libro fr. Iohannis de Infangatis etc.»; insidiosissime laddove il compilatore avesse introdotto i debiti aggiornamenti nel ristendere il testo del predecessore; dissimulati entro paternità e tempi di costui.

Non rinunciamo tuttavia a confinare temporalmente il lavoro di Giovanni. Con le debite cautele. Se nel Liber novus isoliamo o transazioni condotte personalmente dall'Infangati o registrazioni che ne implichino attività redazionale, possiamo fissare con ragionevole certezza gli estremi cronologici della messa in cantiere della compilazione: anni '40 del Trecento. Confinabili al lustro 1342-47, se carta 3 del libro già supponeva novembre 1342: «ser Bartholus Imbusi de tertio ordine pinçocherorum dedit michi fr. Iohanni de Infangatis die 28 novembris Mcccxlij florenos auri quinquaginta in presentia magistri Petri de Stroççis et fr. Francisci de Prato tunc prioris florentini… Et hec omnia habentur supradicto libro conventus car. 3» (ff. 14v-15r); se carta 7 supponeva febbraio 1342 con una susseguente transazione non datata: «fr. Lucas ser Thomasi de Campis dedit fr. Iohanni de Infangatis de mense februarii anno 1341 libras Clxxij… Et ista habentur in supradicto libro conventus qui fuit fr. Iohannis de Infangatis car. 7» (f. 21r-v); e carta 9 supponeva luglio 1339: «Carus Pinuccii populi plebis Sancti Ypoliti et domina Ceccha uxor sua donaverunt michi fr. Iohanni de Infangatis, recipienti pro monasterio Sancti Dominici de Cafagio ordinis Predicatorum, die 30 iulii anno 1339 unam domum positam in Gavignano… Et hec habentur in supradicto libro conventus qui fuit fr. Iohannis de Infangatis car. 9» (f. 18v). Fatta salva, certo, l'eventualità che tali attestazioni in prima persona fossero state trascritte da altri sulle carte del libro avviato dall'Infangati, e di qui travasate nel Liber novus. Ma testi come quello che segue non trasmettono il formulario giuridico dell'ars notariae, bensì la rielaborazione privata d'un negozio legale nel genere letterario dei libri memoriali:

fr. Uguiccio de Sancto Cassiano rogavit me fr. Iohannem de Infangatis quod ego venderem ser Duccio germano suo campum olim Rossi Philippi de Sancto Cassiano qui est iuxta ecclesiam nostram dicti Sancti Cassiani, et quem ego emeram a syndacis sotietatis de Bonaccursis pro pretio florenorum auri lxxxj et soldorum xlij et denariorum vij cum gabella, die < .   . >[3] mensis octobris anno 1345 per manus ser Iohannis Parent(is)… Et ista habentur in supradicto libro conventus et fr. Iohannis de Infangatis car. 22 (f. 24v).

■ Ecco lo spoglio dei brani del Liber novus utili, a mio giudizio, a datare il lavoro dell'Infangati. Vengono indicati nell'ordine: data implicata (non sempre e non necessariamente data di redazione) e relativa carta del libro dell'Infangati, tra parentesi numero di foglio (e di rigo) del Liber novus: 1340 car. 28 (6v2); 1335, genn. 1337/8 car. 17 (7r3°-5°ult); 1340 car. 15 (7v ult); 1336-40 car. 27 (12r6-12); 1338-44 car. 15 (12v17-20); 1343-44 car. 26 (13v-14r); 2.III.1335/6 car. 18 (14v3); 28.XI.1342 car. 3 (14v-15r); 1341-43/4 car. ij (16r10ult, 16v8-10); 1338 car. ij (17v1-5); 1339 car. 9 (18v3); 1339 car. 8 (19r-v); 1340 car. 31 (20r-v); 1341/2 car. 7 (21r-v); 1345 car. 22 (24v), 26.XI.1345 (25r9.16).

Teniamo per fermo gli anni 1342-47 quali estremi massimi di composizione del libro di fra Giovanni degl'Infangati; ancora  nell'archivio conventuale nel primo Cinquecento.

Da non confondere col libriccino d'amministrazione dei beni immobili di Santa Maria Novella, specie dell'ospizio in Montelupo, di pugno di Giovanni e giunto fino a noi: ASF, CRS  102 n° 227; cart., 213 x 150, ff. I-61, tre fascicoli otterni, il quarto setterno. Scritti solo ff. 1-50. Coperta membranacea che riutilizza un diploma ripiegato ai margini (l'interno ancora leggibile, dalla scrittura notarile trecentesca). Nessuna iscrizione originale. Incipit: «Anno Domini Mcccxxxv die viij ianuarii ego fr. Iohannes de Infangatis, procurator conventus florentini, de mandato fr. Andree de Ghallo prioris…» (f. 1r). Unica mano (ignoro le giunte del 1565 in ff. 51r-53v, non organiche al libro), continua e omogenea, per tutto la sezione scritta ff. 1-50r. Non esattamente "a diario", quasi registrazione cronologica di atti legali man mano che si pongono, ma registrazione progettata e riordinata delle transazioni relative alle terre di proprietà conventuale (e d'altri), condotte dall'autore del testo in qualità di procuratore e amministratore, da gennaio 1336 a febbraio 1348. Composto però dopo il 1344, perché fra Marco e fra Piero dei Bostichi, nipoti di Giovanni e intestatari di terreni di provenienza materna (ff. 12r, 24v, 30r, 31r, 38r), erano entrati in religione l'uno nel 1340 e l'altro nel 1344, entrambi vittime della peste in luglio 1348. Verosimilmente nel corso negli ultimi mesi di vita, se f. 27v suppone gennaio 1347/8, e f. 46r febbraio 1347/8. 

«Supraditta terra vineata pertinet simpliciter ad fratres Marcum et Petrum de Bosticis, nepotes fr. Iohannis de Infangatis, quam assignavi de pecunia dotis matris eorum» (f. 12r). Sia l'Infangati che la Cronica fratrum (Necr. I, 79-80 n° 381 e 384) tacciono il patronimico dei due fratelli. I Bostichi, magnati, gravemente implicati nelle lotte e violenze cittadine d'inizio Trecento: Nuova cronologia remigiana, AFP 60 (1990) 241-42. Qualcuno del casato dovette subire l'esilio dopo il sopravvento dei neri. ASF, NA 19164 (S 733), f. 93r (12.III.1301/2) «Tanuccius de Busticis» era stato bandito e confinato «in partibus Sardinie». S. Raveggi e altri, Ghibellini, guelfi e popolo grasso. I detentori del potere politico a Firenze nella seconda metà del Dugento, Firenze 1978, 350a.

Anche i Bostichi, al pari degl'Infangati, colpiti dalle restrizioni antimagnatizie (1293-95): G. Salvemini, Magnati e popolani…, Firenze 1899, 377a.

In latino corrivo, mescidato col volgare. L'ultima entrata menziona un acquisto di terreno «del mese di gennaio anno Mcccxlvij» (= gennaio 1348), dato poi a mezzadria: «E la ditta vingna abiamo data a lavorio a Matteo Benucci e dè dare la metade di ciò che vi si ricoglie suso, e vantagio meçço flor. d'oro di sua borsa al tempo delle vendemmie anno Mcccxlviij» (f. 50r). Ma i frutti della prima annualità Giovanni non li vide, sopraffatto come fu dalla peste il 27 aprile '48.

Mcccxxxv. Domina Tessa pinçochera, filia olim Banchi Donosdei populi Sancte Lucie Omniun Sanctorum, donavit die xx decembris michi fr. Iohanni de Infangatis, recipienti pro hospitali nostro de Montelupo, unam domum positam in Chiasso della Chava[7] populi Sancte Felicitatis. Cartam habeo completam per manum ser Fei Lapi. Que donatio habet effectum post mortem suam. Conditiones vero et omnia alia sunt diffesse[8] in carta, et in quodam nostro libello, que pertinet ad supradittam donationem. de A. Dedit michi supraditta domina de mense settembris anno Domini Mcccxxxvj, j florenum (ASF, CRS  102 n° 227, f. 5r).

«In quodam nostro libello»: nel libro per noi perduto e in parte travasato nel Liber novus? Il criptico «de A»: un frammeto indecifrato del sistema di rinvio incrociato? E il fiorino? donazione graziosa e ad personam, o elemento integrato alla transazione e sue clausole? La nota amministrariva, fortemente contratta, quasi a promemoria di chi sa il resto, non permette di decidere. Fortunatamente nella parallela entrata del Liber novus leggiamo:

Domina Tessa pinçochera nostra, filia Banchi Donosdei populi Sancte Felicitatis in Piaçça, donavit fr. Iohanni de Infangatis, recipienti pro hospitali nostro de Montelupo, die 21 dece<m>bris anno 1335 per manum ser Fei Lapi, et ipsam cartam habemus completam, unam domum positam in dicto populo in Chiasso della Chava, cui tales sunt confines: a j° classus chave, a duobus lateribus Banchi Pucci, et ab alio latere domine Cilie vidue etc. Cum pactis et conditionibus infrascriptis, videlicet quod predictus fr. Iohannes deberet sibi emere quartam partem dicte domus pro pretio x flor. auri, quia dicta quarta pars dicte domus erat filiorum <Bur>ghuccii de Rubeis. Quod ipse statim fecit. Et ipsa domina Tessa promisit sibi reddere illos x florenos aurei de pensione dicte domus, que tunc locabatur pro libris xvj ad pensionem in anno. Dicta vero domina Tessa bene satisfecit predicto fr. Iohanni duobus annis, in quibus dedit sibi duos florenos auri, scilicet quolibet anno unum florenum. In tertio anno venit ad eum et multum se excusavit quod non poterat satisfacere ut promiserat et consueverat propter nimiam suam paupertatem, et etiam quia dicta domus erat deteriorata. Et sic ulterius nichil recepit. Et hec omnia habentur in supradicto libro conventus qui fuit fr. Iohannis de Infangatis car. xj (f. 15r-v).

■ Negli anni 1335-36 il fiorino scambiava a ragione di soldi 60 circa, pari a lire 3 di moneta argentea (questa in progressiva svalutazione), cosicché il fitto annuo di lire 16 riscosso da donna Tessa doveva grosso modo valere fiorini 5,333. Cf. M. Bernocchi, Le monete della repubblica fiorentina III, Firenze 1976, 79; A. Sapori, Studi di storia economica, Firenze 1955, I, 317a.

Piuttosto d'uso personale, il libriccino di Giovanni a noi pervenuto, ASF, CRS  102 n° 227. Di rapida annotazione. Che potrebbe spiegare la discrepanza (grave in una carta legale, sia pur privata) «Tessa… populi Sancte Lucie Omniun Sanctorum» contro «Tessa… populi Sancte Felicitatis in Piaçça». Per interferenza mnemonica con Santa Lucia dei Magnoli (F. Sznura, L'espansione urbana di Firenze nel Dugento, Firenze 1975, 104-08), in Oltrarno al pari di Santa Felicita, divenuta nell'atto di sommaria scrittura da memoria, anziché da antigrafo, la più prossima Santa Lucia d'Ognissanti? E in parte libriccino anche privato, perché l'Infangati vi annota negozi amministrativi d'altri soggetti: di se stesso e suoi consorti, nipoti Bostichi, monastero San Domenico a Cafaggio, Andrea da Rieti OP (f. 19r: 28.VIII.1338) penitenziere papale; negozi che non passeranno, e non dovevano, nel Liber novus. Rimasto nell'archivio conventuale a disposizione degli amministratori e compilatori successivi. Sulla coperta una mano secentesca ha scritto: «Questo libro scritto da fra Giovanni Infangati apartiene al nostro convento per ragione di compere allo Ospedale di Montelupo et in poche partite al monastero di San Domenico in Cafaggio, dà lume di più cose»; e giusto sopra, in modulo più grande: B. Da intendere "libro <di ricordanze> segnato B"? (mano da mettere a fronte con una riproduzione della grafia di Giuseppe Lapi OP († 1611) in ASMN <I.A.12>, Libro G, ovvero Libro detto del p. Lapi ff. 10-86).

■ Andrea da Rieti OP. AGOP XI.2120 (diploma Firenze 28.VIII.1338, esemplato Rieti 27.I.1416): «Noverint… universi quod nos soror Ghita, priora monasterii sororum Sancti Dominici de Florentia…, recepisse et habuisse a rev.do patre fr. Andrea de Reate dicti ord. fratrum Pred., penitentiario domini nostri pape,… centum et quinquaginta novem flor. boni et puri auri…, de qua pecunia… emimus possessiones infrascriptas anno Domini millesimo trecentesimo tricesimo octavo indictione sexta de mense augusti die vicesima septima: inprimis …. Pro qua pecunia a dicto fr. Andrea recepta… promictimus dare solvere quolibet anno fratribus et conventui ord. fratrum Pred. de Reate in kalendis semtebris [sic] totam prefatam quantitatem pecunie quam recipimus ab affictatariis…». Ib. XI.2120 (Rieti 26.VIII.1346): «Venerabilis vir fr. Andreas de Casellis de Reate, domini pape in Urbe penitentiarius…».


[1] = 2.III.1347.     [2] = 2.III.1349.

[3] < .   . > = rapresenta, qui e in seguito, spazio lasciato in bianco nell'originale.

[7] «classus Cave» già in una carta 1253 del monastero Santa Felicita d'Oltrarno: F. Sznura, L'espansione urbana di Firenze nel Dugento, Firenze 1975, 97 n.11.

[8] diffesse scr., per diffuse?


precedente successiva