8. Cappella Gondi, o dei Santi Luca e Giuliano

Prima cappella sul lato ovest dell'altar maggiore, dedicata a san Luca. Qui il 18 ottobre 1279, festa dell'evangelista, fu posta la prima pietra della nuova chiesa; nel priorato di fra Pagano di messer Iacopo Naso degli Adimari (OP 1239, 31.X.1299) «bone memorie dominus frater Latinus natione romanus, cardinalis et sedis apostolice legatus, fundavit ecclesiam Sancte Marie Novelle M°cc° septuagesimo ix° in festo sancti Luce» (ASMN I.A.1, f. 11v, ed. 172).
Cappella concessa
nel 1325 a Guardina di Guardi di Rustichino, moglie di messer Cardinale dei Tornaquinci, tramite atto esecutorio della figlia Ghita moglie di Branca degli Scali (altra figlia di Guardina era Cecca, moglie di Banco Passavanti e madre di fr. Iacopo Passavantì). Passata al patronato Gondi a inizio '500.

Filippo Brunelleschi, Crocifisso in legno intagliato e dipinto (1410-25)

Conosciuta anche come "cappella del crocifisso". Conserva addossato alla parete di fondo una delle opere più singolari di Filippo di ser Brunellesco di Lippo, detto il Brunelleschi (n. 1377, 15.IV.1446; le tardive compilazioni novelliane riallacciano indebitamente Filippo al vero ceppo consortile dei Brunelleschi, messer Betto e suo flglio Ottaviano): il celebre Crocifisso in legno intagliato e dipinto, databile 1410-25, donato a SMN nel 1443; fino al 1503 sulla colonna tra cappella Filippo Strozzi e cappella Bardi.

Febbraio 2008: per iniziativa dei supervisori comunali, il crocifisso del Brunelleschi è stato rimosso dalla cappella Gondi e collocato sulla colonna tra cappella Strozzi e cappella Bardi, come agli inizi! Provvisoriamente, si dice, e per il tempo necessario al restauro della cappella Gondi.

22 settembre 2009: Ufficiale riapertura della cappella Gondi dopo il restauro, e ricollocazione del crocifisso Brunelleschi, anch'esso restaurato.

Pareti anticamente tutte affrescate; nel 1503, passata la cappella ai Gondi, furono ornate di marmi bianchi con specchi di porfido, colonnette di marmo nero e sedili di marmo bianco. Disegno di Giuliano di Francesco da Sangallo (1503).

Antonio Manetti (1423-1491),Vita di Filippo di ser Brunellesco:

Fece uno crocifisso di legname, di grandezza come naturale, di tutto rilievo e colori di sua mano, che è in Santa Maria Novella nella croce della chiesa, da quel braccio di verso la Piazza vecchia, appoggiato al pilastro che è messo in mezzo delle due cappellette che sono nella faccia della cappella maggiore; ed è parere degli intendenti che di scoltura e massime di crocifisso, non ne sia più al mondo di tale bontà.

(1568) G. Vasari, Vita di Filippo Brunelleschi:

Ora, avendo Donato [= Donato di Niccolò di Betto, detto Donatello] in que' giorni finito un crucifisso di legno, il quale fu posto in Santa Croce di Fiorenza sotto la storia del fanciullo che risuscitò san Francesco dipinto da Taddeo Gaddi, volle Donato pigliarne parere con Filippo; ma se ne pentì, perché Filippo gli rispose ch'egli aveva messo un contadino in croce, onde ne nacque il detto di «Togli del legno, e fanne uno tu», come largamente si ragiona nella vita di Donato. Per il che Filippo, il quale, ancor che fusse provocato a ira, mai si adirava per cosa che li fusse detta, stette cheto molti mesi, tanto che condusse di legno un crocifisso della medesima grandezza, di tal bontà e sì con arte disegno e diligenza lavorato, che nel mandar Donato a casa inanzi a lui, quasi ad inganno (perché non sapeva che Filippo avesse fatto tale opera), un grembiule che egli aveva pieno di uova e di cose per desinar insieme, gli cascò mentre lo guardava uscito di sé per la maraviglia e per l'ingegnosa et artifiziosa maniera che aveva usato Filippo nefle gambe, nel torso e nelle braccia di detta figura, disposta et unita talmente insieme, che Donato, oltra il chiamarsi vinto, lo predicava per miracolo. La qual opera è oggi posta in Santa Maria Novella, fra la cappella degli Strozzi e de' Bardi da Vernia, lodata ancora dai moderni infinitamente.


(ASMN I.A.3, f. 9v, redazione 1360-70 ca.) «Domina Guardina uxor olim dni Cardinalis de Tornaquinciis ordinavit in suo testamento scripto manu ser Latini olim ser Guidonis Mccciij quosdam executores ut distribuerent pauperibus quedam bona sua. Sed in processu temporis defunctis aliquibus ex dictis executoribus, ipsamet cum fratre Nicholao priore florentino [Niccolò da Signa 1325: Priori di SMN] et domina Ghita filia sua executoribus, ordinavit quod de illis suis bonis ducenti aurei expenderentur in una cappella fienda in ecclesia nostra ubi est nunc cappella Sancte Katerine. Sed quia illa cappella erat iam accepta per Cenni Nardi, ea mortua < 1325> dicti duo executores decreverunt pro meliori quod dicti ducenti aurei expenderentur in frontispitio ecclesie nostre ad petitionem fratrum; et cappella Sancti Luce attribueretur dicte domine pro dictis ijc florenis et pro missis, dicto anno Domini Mcccxxv. De quo in libro conventus qui fuit fratris Iohannis de Infangatis car. 76» (ASMN I.A.3, f. 9v). Riassume ASF, CRS 102 n° 105, ff. 12r-15r.

Più articolatamente, atti concernenti la volontà testamentaria di Guardina del fu Guardi di Rustichino vedova di mr Cardinale dei Tornaquinci (s'intrecciano con la concessione e costruzione della cappella Santa Caterina): ASF, CRS, 102 n° 105, ff. 12r-15r:

a) 16.IV.1325. Guardina aveva donato tutti i suoi beni, pervenutile dall’eredità di Neri di Piero di Guardi, a «fr. Paci Gualteronis OP de Florentia» per i «pauperes Chrísti», la cui distribuzione doveva esser fatta dopo la morte della testatrice a discrezione del medesimo fr. Pace, del priore dei frati Predicatori, del guardiano dei frati Minori, di Bartolomeo del fu Ugo di Aldobrandino dell’ordine della Penitenza e di Ghita figlia di Guardina e del fu mr Cardinale dei Tornaquincí, come da pubblico istrumento 17.II.1303/4. Il 18.IV.1319 fr. Angelo da Tivoli priore di SMN e detta Ghita, col consenso di Guardina «declaraverunt fore pauperes Christi fratres Predicatores de dicto conventu Florentie ecclesie SMN», e assegnano pertanto al medesimo convento metà per indiviso d’un podere con case, già di proprietà di Neri di Piero di Guardi, sito nel popolo SMN e confinante col muro dell’orto del convento, misurante 70 staíora a corda [= m2 36.750], e 200 fiorini d’oro destinati a una cappella al titolo di santa Caterina vergine e martire da costruire «iuxta corum et super cimiterio eorum ecclesie... iuxta plateam veterem». Oggi (16.IV.1325), morta Guardina or sono due mesi, il priore fr. Niccolò [da Signa] e Ghita procedono a talune vendite della suddetta donazione per ricavare i 200 fiorini d’oro destinati alla costruzione della cappella (ff. 12r-13v).

b) 3.VIII.1325. Poiché nel luogo destinato alla cappella Santa Caterina «capella per alium sit constructa ita quod inibi non potest alia capella construi», fr. Niccolò <da Signa> priore e Ghita, vedova di Branca degli Scali, destinano i 200 fiorini d’oro «in constructione muri anteriorís ecclesie SMN ex latere platee nove dicti loci, dummodo... adsignetur et deputetur eidem domine Ghite... domus dicti Píeri». La somma è depositata presso Cante e Iacopo figli del fu Branca degli Scali del popolo Santa Trinita (ib. ff. 13v-14v).

c) 23.VIII.1325. Fr. Taddeo di Compagno, «procurator operis ecclesie SMN de Florentía» confessa d’aver ricevuto da Iacopo e Cante degli Scali 20 fiorini d’oro «pro predicto opere convent(endos) maxime in anteriori facie dicte ecclesie ex latere platee nove», quale quota dei 200 fiorini d’oro (ib. f. 14v).

d) 23.XI.1325. Fr. Taddeo di Compagno confessa d’aver ricevuto dai medesimi di cui sopra 40 fiorini d’oro quale quota dei 200 fiorini (ib. f. 15r).