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  Domenico Cavalca da Vicopisano OP

(† dic. 1341 = dic. 1342 in stile pisano)

Pungilingua (1330-40 ca.) -

Specchio de' peccati (1333) -

 

Frater Dominicus Cavalca de Vico. Hic fuit... = notizia biografica nella Cronica conventus antiqua Sancte Katerine de Pisis  |  cavalca1.htm

1 M. Zanchetta, Il Pungilingua di Domenico Cavalca (2010-2011)
2 in compendio
3 indice generale
4 Prologo, e indice dei capitoli del Pungilingua
5

Epilogo. 24 sono i peccati della lingua. E il 25°? La reticenza!

...

Specchio de' peccati, ediz. M. Zanchetta, Firenze 2015.

 

Bartolomeo da San Concordio

¬

Simone da Càscina

Pungilingua

28.I.2011. «Gentile padre Panella, sono Mauro Zanchetta, l'allievo della professoressa Auzzas che lavora al Cavalca; forse si ricorderà di me perché ci siamo scambiati un paio di email negli ultimi due anni... La mia tesi di dottorato sul "Pungilingua" del Cavalca è completa. (...)».

E il giorno 3 marzo ne ricevo copia. Moltissime grazie! Ne faccio una prima lettura corsiva. Gran bel lavoro, e ammirevole tesi di dottorato - per quanto posso giudicare. Rigorosa analisi filologica e ricerca delle fonti utilizzate dal Cavalca. A quando una (meritatissima) edizione a stampa?

Emilio Panella OP

Firenze, marzo 2011


Mauro Zanchetta

Il Pungilingua di Domenico Cavalca  (Edizione)

UNIVERSITA' DEGLI STUDI DI PADOVA

Dipartimento di Italianistica
Scuola di dottorato in Scienze linguistiche, filologiche e letterarie
Indirizzo di Italianistica
XXIII ciclo

[2010-2011, pp. CXXVIII-338]

ABSTRACT, p. 338:

La presente tesi offre l'edizione del Pungilingua, un trattatello dedicato ai "cosiddetti peccati della lingua", composto da Domenico Cavalca nel quarto decennio del XIV secolo. L'edizione è accompagnata, oltre che da un'introduzione di carattere filologico, da uno spoglio linguistico del testo, da un repertorio delle fonti e da un'appendice [pp. 313-335] nella quale si presentano alcuni dati significativi in merito al rapporto tra l'opera e la sua fonte principale, il De peccato linguae, sezione della fortunatissima Summa vitiorum et virtutum [ante 1250: SOMPAE III, 133-42] di Guglielmo Peraldo.

This thesis provides an edition of the Pungilingua, a treatise about the so-called "sins of the tongue", written by Domenico Cavalca in the fourth decade of XIV century. The edition is accompanied by a philological introduction, by a linguistic study of the text, by a list of the sources and by an appendix where some significant results about the relations between the treatise and its main source, the De peccato linguae, a part of the widespread Summa vitiorum et virtutum by William Peraldus, are presented.

INDICE GENERALE, pp. 336-337:

Introduzione, pp. i-cxxviii:

Premessa

La tradizione del Pungilingua

Descrizione dei testimoni utilizzati

Classificazione dei testimoni utilizzati

Fondamenti e criteri della presente edizione

Nota linguistica

Abbreviazioni

Il Pungilingua, pp. 3-311.

Appendice (speciale ruolo della Summa vitiorum di Guglielmo Peyaut OP nel lavoro del Cavalca), pp. 313-335.


Pungilingua, testo pp. 3-311.

Qui di seguito, riproduco (col presunto consenso dell'autore!) prologo e indice dei capitoli, pp. 3-5:

Incomincia uno bellissimo e utile trattato contra 'l maladetto peccato della lingua.

In però che, come dice santo Iacopo appostolo nella sua Epistola, la lingua nostra è inquieto male, piena, sicché versa, di veleno mortifero e, infiamata di fuoco infernale, ordina, attizza, semina e nutrica tutti li mali e macula e disordina la ruota della nostra vita, cioè tutto 'l tempo e corso della nostra vita, però che tosto incomincia e persevera infino alla fine, parmi molto utile di scrivere alcune cose a biasimo de' vizii della lingua e di mostrare la loro gravezza e le specie e' gradi e li rimedii, sicché ciascuno li possa ben vedere, conoscere, odiare e confessare. E però che di questa materia e di questi peccati molto bene e singularmente parlò lo divoto e sapientissimo frate Guglielmo di Francia dell'ordine de' Frati predicatori in della sua Somma de' vizii, nella quale discrive e pone ventiquatro peccati mortali li quali della lingua procedono, intendo di principalmente recare a comune volgare la detta opera e alcune altre poche cose, ragioni o essempli che parlino di simil materia, sicché, come ogni uomo e litterà' e idiota in questo vizio della lingua offende, così ciascuno in questo volgare trattato possa questi vizii cognoscere e confessare. E perché questa opera ho fatta a reprimere e vituperare i peccati della lingua, voglio che si chiami Pungilingua, sicché, com'ella mal punge, così sia punta.

E per più ordinatamente procedere, distingo quest'opera per li 'nfrascritti capitoli; e in prima finisce lo prolago e incominciano li capitoli cioè le rubriche.

Di quelle cose le quali c'inducono a ben guardar la lingua e mostranci la gravezza de' suoi peccati generalmente, RUBRICA I.

Del peccato del bestemiare Iddio, RUBRICA II.

Del peccato del mormorare e in prima di quelle cose che demostrano la sua gravezza, RUBRICA III.

Di diverse spetie di mormorazioni e de' remedii con' esse, e in prima della buona mormorazione e poi della ria, la qual procede da invidia, RUBRICA IIII.

Di due altre mormorazioni ree, cioè per superbia e avarizia, RUBRICA V.

Della mormorazione per impazienzia, massimamente per la prosperità de' rei e per la avversità de' buoni, RUBRICA VI.

Del terzo peccato della lingua, cioè del difendere o scusare il peccato suo o l'altrui, RUBRICA VII.

Del peccato dello spergiuro, RUBRICA VIII.

Della bugia e del mentire, RUBRICA VIIII.

Della detrazione, e in prima come si mostra detestabile per tre ragioni, RUBRICA X.

Di molte altre cose che regravano questo peccato, e massimamente quando è contra i prelati, RUBRICA XI.

Del peccato di quelli i quali volentieri odono li detrattori e di quelli li quali impazientemente li portano, RUBRICA XII.

Del peccato de' lusinghieri e di quelli che volentieri li odono e de rimedii contra ad esso, RUBRICA XIII.

Del peccato del maladire e bestemmiare, RUBRICA XIIII.

Del peccato del convizio, cioè di dir villania e oltraggio, RUBRICA XV.

Del peccato della contenzione e del garrire, RUBRICA XVI.

Del peccato della derisione, cioè di far beffe d'altrui, RUBRICA XVII.

Del peccato di quelli che deridono li servi di Dio e della stoltizia di quelli che però li lasciano di servire, RUBRICA XVIII.

Del peccato de' mali consiglieri e confortatori a male, RUBRICA XVIIII.

Del peccato di quelli che seminano la discordia, RUBRICA XX.

Del peccato de' bilingui e novellieri, RUBRICA XXI.

Del peccato della iattanzia, ciò di lodarsi e di vantarsi, RUBRICA XXII.

Del peccato del rivelare i segreti, RUBRICA XXIII.

Del peccato dello stolto promettere e minacciare, RUBRICA XXIIII.

Del peccato del parlare ozioso e <del> multiloquio, RUBRICA XXV.

Del peccato <del parlare> disonesto e giulleresco, RUBRICA XXVI.

De' vani e dissoluti balli e canti, RUBRICA XXVII.

Di molte ragioni che anco ci biasimano questo peccato, e come queste ballatrici fanno contra tutti e sette li sacramenti della Chiesa, RUBRICA XXVIII.

Del peccato delli 'ndivini e incantatori e malefici, RUBRICA XXVIIII.

Anco come l'arte della negromanzia è falsa e ria e della perversità de' malefici e incantatori, RUBRICA XXX.


Epilogo, dall'ultimo capitolo, p. 306:

Insomma dunqua questo libro comprende vintiquattro peccati della lingua, cioè del bestemmiare Dio, del mormorare, del difendere ed escusar lo peccato, del pergiurio, del bugiare, ditrarre, lusingare, maladire, dire vilania e obbrobrio, garrire, schernire, mal consigliare, siminare díscordie, d'essere bilingue e doppio in parlare, essere noveglieri, di vantarsi, di revelare li secreti, stolto minacciare, inconsiderato promettere, parlare ozioso, multiloquio, turpiloquio, scurrilità, cioè detti e canzoni di giullari e di persone vane, e delli 'ndivini e incantatori. E questi tutti, come in parte è detto, hanno molte spezie e molte altre se ne tirano dietro, sì che, come infin al pricipio dicemo, come santo Iacopo dice, la lingua è università d'iniquità, cioè che per lei e da lei si fa e viene e forniscesi ogni male. Sì che per verità nullo può bene al tutto innomerare li peccati della lingua ed è certa cosa ch'ogni parola che procede dal cuore corrotto di peccato mortale e intende di corrompere l'altrui cuore in qualunque vizio o d'amore o d'odio o d'altra passione è peccato mortale, come in parte di sopra è detto.

Ben è vero che per un altro respetto possiamo giugnare lo vigesimoquinto peccato mortale della lingua, cioè del mal tacere, però che, come l'uomo offende dicendo quello che non dee, così offende tacendo quel che dire si dee, onde non è sanza peccato lo non predicare e correggere e riprendere e consigliare, massimamente a chi l'hae per uffizio. Ma, perché in alcun modo di sopra è ripreso lo non riprendere e 'l non predicare, non mi stendo a qui più altro dirne, massimamente perché intendo tosto fare un altro trattato de' frutti della buona lingua, dove più pienamente mosterremo che grande peccato è questo frutto non fare e tacere indiscretamente.

Preghiamo dunque Dio che ci dia grazia di sì la lingua guardare che con essa siamo degni di sempre in etterno colli santi angeli lui lodare e ringraziare. Amen amen amen.


18/03/2011. «Gentile padre Panella, la segnalazione del mio lavoro di tesi sul suo sito è assai lusinghiera, e pertanto la ringrazio molto per essa; anche la mia professoressa [prof. Ginetta Auzzas] ha apprezzato molto. La saluto caramente e le auguro un buon fine settimana. Mauro Zanchetta».


 

Domenico Cavalca, Specchio de' peccati, edizione critica a cura di Mauro Zanchetta, Firenze (Cesati editore) 2015, pp. 384. Ne ricevo copia per posta dall'A., 28.XII.2015, con sua dedica autografa. Grazie di cuore, e congratulazioni!

Premessa, pp. 9-10.

A proposito della data di composizione 1333 [= 1332-1333 ca.] trasmessa nel Prologo: «Esso è l'unico lavoro cavalchiano di cui la tradizione manoscritta ci offra una datazione 'precisa'» (p. 9 n. 2). «Pare invece impossibile, dai dati in nostro possesso, stabilire se la data del 1333 vada intesa secondo lo stile pisano (il quale dall'Annunciazione a fine dicembre anticipava di un'unità lo stile comune) e possa dunque riferirsi all'anno precedente» (p. 179 n. 1).

Descrizione dei testimoni, pp. 11-31. Dieci sono i manoscritti a noi pervenuti e qui descritti.

Classificazione dei testimoni, pp. 33-87.

Fondamenti e criteri di edizione, pp. 89-113.

Criteri di trascrizione, p. 105: «Il testimone sul quale ci baseremo per stabilire forme e grafie dello Specchio de' peccati sarà A [= Firenze, Biblioteca Nazionale Centale, ms. Palatino 90: descrizione in pp. 15-17]. Esso è stato scelto perché coniuga, a una datazione piuttosto alta, una veste grafico-formale particolare, di spiccata caratterizzazione toscano-occidentale, anzi molto spesso pisana, come si mostrerà nella sezione dedicata all'analisi fonomorfologica: il colorito linguistico del manoscritto si può dunque presupporre piuttosto vicino a quello del testo che uscì dalla penna di Cavalca, nato a Vicopisano e vissuto sempre a Pisa, mentre gli altri manoscritti non presentano, o presentano solo sporadicamente, fenomeni fonomorfologici riconducibili a un'origine toscano-occidentale».

Nota linguistica, pp. 115-150.

Conclusioni, p. 149: «Il grande numero di dati che è stato possibile addurre nei precedenti paragrafi ci permette di poter avanzare alcune ipotesi conclusive sul colorito linguistico del testo delo Specchio de' peccati, per come esso ci è conservato nel manoscritto A.

La sua affinità cogli antichi dialetti toscano-occidentali sembrerebbe fuori discussione, grazie alla cospicua quantità di fenomeni fonetici tipici di quest'area che si riscontrano anche nel nostro codice. Si può specificare ulteriormente la collocazione e parlare di colorito linguistico pisano, non genericamente toscano-occidentale, analizzando in particolar modo la morfologia verbale, che pare caratterizzata in senso pisano, oltre che priva di quasi tutte le particolarità che distinguevano l'antico lucchese.

E presente certamente, nel nostro testo, una piccola schiera di elementi di derivazione diversa, apparentemente toscano-orientale, o quanto meno non tipici degli antichi dialetti toscano-occidentali; ma la loro estrema rarità - e addirittura, a volte, la loro riconducibilità a usi attestati, pur se minoritari, degli antichi dialetti toscano-occidentali - renderebbe a nostro avviso azzardato parlare di screziature toscano-orientali in un testo che sembra avere, oltre ogni ragionevole dubbio, una piuttosto compatta tessitura linguistica di marca pisana».

Abbreviazioni, pp. 151-173. In pp. 168-169 lista delle opere, e loro edizioni, di fra Domenico Cavalca.

Specchio de' peccati, testo pp. 177-312.

Prologo, pp. 179-183:

«PROLAGO della 'nfrascritta opera, la quale si chiama Specchio de' peccati, compilato per frate Domenico Cavalca da Pisa de l'ordine de' frati Predicatori intorno agli anni Domini MCCCXXXIII.

Essendo preato da multe devote persone di scrivere e fare in volgare una generale forma di confessione, rispusi e rispondo che questa mi pare sconvenevile cosa e difficele, sì perché troppo sarrebbe prolissa opera a scrivere ogni peccato che fare si può, e sì massimamente perché non pecca |180| ogni omo parimente e tal peccato puote dire una persona che un'altra mai pió no lo uditte, e anco perché vituperosa e vergognosa cosa pare a scrivere in volgare certi peccati carnali co le loro circumstanzie. Volendo niente di meno in alcuno modo sodisfare a queste persone, pensai di scrivere, non per modo di confessione ma quasi per modo di predicazione, le spezie e le circumstanzie dei peccati in dei quali comunemente si cade, sì che ciascuno in questo picciulo trattato, quasi in uno specchio mirandosi, possa vedere lo suo difetto, sì che 'l sapia confessare. Or dico dunqua, lasciando molte altre distinzioni e divisioni di peccati, che comunalmente l'omo pecca o col cuore pensando e volendo, o co la lingua parlando, o coll'opera mal facendo, o per negligenzia lo bene che dovea fare non facendo. E per questo modo fa lo prete la commune confessione a l'autare [sic] quando dice: "Peccavi cogitatione, locutione, opere et omissione" etc. Ma perché principalmente dal cuore procede ogni male, come disse |181| Cristo, e «per l'abondanzia del cuore parlala lingua» e ogni altro male si commette e bene si lassa (in tanto che, come dice santo Agostino, «lo peccato in tanto è peccato in quanto è volontario, ché, se volontario non è, peccato non è»), in prima sono da vedere e da considerare li peccati del cuore, e consequentemente come lo cuore disordinato disordina la lingua e l'opere e guasta e lassa ogni bene. E troviamo che 'l cuore nostro ha communemente sei movimenti in dei quali può consistere lo peccato mortale, cioè amore, odio, dolore, gaudio, timore e speransa. E de questi veggiamo per singulo, secundo l'ordene de li infrascritti capituli:

Dei peccati che procedeno da l'amore in cuore e in lingua, CAPITULO I.

Dei peccati che si commetteno per opere e per negligenzia |182| secondo lo ditto affetto d'amore, CAPITULO II.

Dei peccati che si commetteno per odio, anco in dei preditti quatro modi, cioè di cuore e di lingua etc., CAPITULO III.

Dei peccati che si commetteno per lo disordinato dolore, CAPITULO IV.

Delle male condizioni dell'ira e delle utilità delle tribulazione e di quatro spezie de tristizia ria, CAPITULO V.

Come la tristizia induce a disperazione e li remedii contra essa a confortarsi, CAPITULO VI.

De' peccati che si commettono per vana e ria allegrezza, <CAPITULO VII.>

Dei peccati che si commetteno per timore, CAPITULO VIII.

|183| Dei peccati che si commetteno per vana speransa <di Dio o> di sé u d'autri beni di mondo, CAPITULO VIIII.

Della stolta e mala speransa che hae l'omo in dei sogni e in delle indivinazioni e stolte osservanzie e remedii e maleficii, CAPITULO X.

Delle condizioni le quale de' avere la confessione dei peccati, <CAPITULO XI.>

Anco di certe condizioni che de' avere la confessione, massimamente delle circumstanzie dei peccati, <CAPITULO XII.>

D'una breve forma de confessione secondo la preditta distinzione dei peccati, CAPITULO XIII».

Fonti, pp. 313-362.

Glossario, pp. 363-380. Prezioso e simpatico censimento linguistico. Eccone la premessa:

«Il glossario è limitato a un certo numero di voci, scelte perché rare o assenti in italiano moderno, o perché di significato diverso rispetto a quello della lingua attuale. Non si tratta dunque di un vocabolario completo dello Specchio de' peccati, ma di una selezione finalizzata a un'immediata comprensione del testo.

Si indicano l'infinito presente dei verbi e la forma maschile singolare dei sostantivi e degli aggettivi ma, qualora l'attestazione plurale o femminile sia unica, si conserva la forma attestata. Per ciascuna voce, all'indicazione dell'accezione, o delle accezioni, segue la segnalazione delle occorrenze nel testo. In alcuni casi, quando essa risultasse utile a precisare il significato, si offre anche la sua etimologia. Per i termini di colorito linguistico toscano-occidentale si è rinviato ad altri testi, lessici e studi specifici che ne documentassero l'uso. In qualche caso, in relazione a lemmi non attestati in italiano anteriormente al nostro autore, si sono enumerate altre occorrenze nelle opere del Cavalca» (p. 363).


 

File:VicopisanoPanorama08.jpg

■  Vicopisano  ■

finis!


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