5. Cimitero dei frati

 

Il "cimitero dei frati" (tardivamente chiamato chiostro dei morti)
Nel lato settentrionale del chiostro verde, a destra del cappellone degli spagnoli, si entra in un corridoio ai cui lati sono murati stemmi e figure provenienti da antiche sepolture che una volta erano nel pavimento. In fondo al corridoio, a sinistra, la cappella dell'Annunciazione.

Sul lato occidentale, in fondo alle aiuole (già sepolcro dei religiosi del convento), tempietto con altare sul quale è collocato il Noli me tangere, terracotta policroma della scuola di Giovanni della Robbia, proveniente dal soppresso monastero Santa Lucia in via San Gallo. Sotto l'altare, sarcofago del domenicano fra Alessandro di Piero dei Capocchi da Firenze (OP 1527, † 8.X.1581), morto in concetto di santità, qui trasferito in dic. 1608 per decisione del consiglio conventuale. ASMN I.A.7, ff. 46v-47r (18.XII.1608): «quod corpus et ossa admodum rev.di et religiosi viri p. fratris Alexandri Capocchii, 27 annis iam elapsis defuncti, ex eo quo humata fuerunt loco deponerentur atque in quodam novo deposito sub altare cęmiterii fratrum occulte et secrete et absque solemnitate collocarentur; quod diligentia rev.di p. fratris Dominici Gorii huius conventus regentis constructum est ex eleemosinis quorundam secularium societatis Sancti Benedicti. Et ita factum est die xx dicti mensis».

  Carcere

Aveva tutto, allora, il convento, carcere incluso! Lo prevedevano le costituzioni domenicane (I,18: De graviori culpa; I,19: De gravissima). In fondo, un'istituzione è ancora credibile se resiste alla compromissione di convivere con la negazione di sé.

Esempi di carcerazione fiorentina. «Omnibus... precipitur quod fr. Iacobum de Florentia cognomento Ciappinum, qui quedam enormia perpetravit in conventu SMN de Florentia et ultimo in prelatum suum evaginato gladio insurrexerit, incarcerent ubicumque invenerint, etiam invocato auxilio brachii secularis» (AGOP IV.3, f. 68r: 3.VII.1475). Caso fra Taddeo dei Marucelli: ASMN I.A.5, f. 62v (ottobre 1536).

Per un certo periodo almeno, e prima del 1621, il carcere conventuale in SMN lo troviamo situato nell'area del cimitero dei frati, in luogo insano e invaso dalle acque. Successivamente, e a seguito d'intervento del governo granducale, si provvide a una più decente stanza nell'ospiteria.

ASMN I.A.7 (Liber consiliorum A), f. 69v (3.XI.1621) «Primum quod carcer situm prope cemiterium tanquam inutile destruatur. Quod placuit omnibus»; ib., f. 158r (12.X.1667) «Patres sanxerunt fratrem... extrahendum a publico carcere huius conventus propter eius infirmitatem et prędicti loci pessimas qualitates, et detrudendum in alio carcere melioris contitionis».
ASMN I.A.33, p.
29 (1770) «Ricordo come essendo stati fatti vari ricorsi a S.A.R. intorno ai maltrattamenti che solevano praticare alcune delle più osservanti comunità verso coloro che avendo difettato ritenevano nelle carceri fuori dello zelo della carità, desiderando provvedere ad un simile inconveniente ordinò con suo regio editto che le dette carceri fossero per l’avvenire visitate dai ministri del tribunale degl’Otto (…). Cosicché a tenor del detto regio editto si tolsero le carceri, che erano in luogo umido e cattivo, e deputossi una camera dell’ospiteria con un buon serrame al di fuori. E coll’occasione d’esser seguito un disordine per un religioso che tolse buona somma di denaro dal noviziato con scasso, prima di inquisirlo bisognò intendersela col sig. senatore Giulio Rucellai segretario del regio diritto, il quale avutane parola con la R.A.S. deputò il cancelliere Paoletti, che formò il processo. E al termine dal p. priore fu data la sentenza di cinque anni di carcere, privato di voce attiva e passiva; qual sentenza fu confermata da S.A.R.».

 

5a. Area cimiteriale delle volte, "cimiterio inferiore", "cimiterium sub testudinibus"
 

Sepolture e cappelle funerarie, lungo i corridoio proveniente dal chiostro verde, proseguendo sul versante nord del lato occidentale della chiesa e del cimitero dei frati. Per lo più manomesse o abbattute a partire da metà Ottocento, quando sul grande orto settentrionale del convento venne spianata la piazza della stazione ferroviaria.

ASMN I.C.102 E 70v Fuit homo missus (resp., s. Ioh. Baptiste)Compagnia San Giovanni Battista, detta volgarmente tra l'Arcora. Testimonianza 1536 raccolta da ASMN I.A.30, pp. 287-87.

Cappella Sant'Antonio Abate. Composta di due arcate, sorregge la sovrastante cappella San Tommaso d'Aquino. Tracce d'antichi affreschi alle pareti e decorazione delle volte. «Uliverius Carbonis [† 31.XII.1337] in suo testamento anno domini [lac.] reliquit quod una cappella deberet fieri in conventu Sancte Marie Novelle. Et ideo dominus Fulgineus episcopus fesulanus [1337-1349] et alii sui germani filii testatoris he<di>ficaverunt sive fecerunt construi hedificari et pingi cappellam Sancti Antonii que est in cimiterio sub testudinibus iuxta campanile ad honorem predicti sancti Antonii, ob cuius reverentiam et pro salute eorum et defunctorum suorum omni anno in festo beati Antonii faciunt pictantias nostro conventui» (ASMN I.A.3, f. 28r).

Cappella Sant' Anna. Affreschi parietali: sogno di san Gioacchino, Incontro di Gioacchino ed  Anna, nascita della Madonna; sui contrafforti: santi Giovanni Battista, Luca, Domenico, Tommaso d'Aq.  Attribuiti prima a Tommaso di Banco, detto Giottino; più recentemente a Nardo di Cione Orcagna o sua cerchia, tra 1345 e 1360. MD 11 (1980) 132-33 (anno 1348).

Cappella San Paolo. Vi era un altare con tavola dedicata al santo titolare. Nelle pareti resti di affreschi trecenteschi. Insieme con le tre cappelle successive, occupava l'area absidale delle cappelle Gaddi e Gondi.

Cappella dei Santi Simone e Giuda (1340 ca.) (Giuda Taddeo, non "Luca Taddeo" delle guide turistiche!). Fatta costruirre dalla compagnia laica dei medesimi contitolari. «Sotietas de disciplina Sanctorum Symonis et Iude, que ad expensas proprias hedificavit cappellam predictorum apostolorum Symonis et Iude, omni anno in festo dictorum apostolorum [23 ott.] facit bonam pictantiam conventui, et in Nativitate Domini consuevit dare nobis cir­a duos sextarios panis. Et quando habemus capitulum provincia­le, facit pictantiam vel dat bonam elemosynam conventui, prout babetur in supradicto libro [1342-47] car. 6» (ASMN I.A.3, f. 28r).
Dedicata successivamente a
San Lorenzo. ASMN I.A.3, f. 28r; f. 44v (10.II.1373/4).
Necr. I, 533; II, 446 § 8.

ASMN I.C.102 F 167 Hic est MartinusCappella San Martino. Necr. I, 420-21. ASMN I.A.3, f. 41r: «dna Ermellina filia olim ser Martini de Combiate et uxor Iohannis Pieri in suo testamento scripto anno Domini 1367 die 27 mensis maii manu ser Diedi olim ser Francisci dimisit conventui… proprietatem unius domus posite… in platea veteri dicte ecclesie, … pro anima dicte testatricis et parentum suorum, missa in cappella Beati Martini quam ipsa vel pater suus hedificavit, omni die in perpetuum debeat celebrari».

Cappella San Marco. Nuovi patroni la dedicarono, intorno al 1370, a San Francesco. Sottostante il coro della cappella maggiore della chiesa. Consiglio conventuale 22.XI.1568: «ut nullo modo concedatur fratribus societatis Sancti Benedicti locus seu situs sub ecclesia nostra ubi modo est cappella Sancti Francisci domus Strinatorum» (ASMN I.A.7, f. 11v).

Cappella della compagnia Gesù Pellegrino (1334(?)-1785), detta volgarmente dei Caponi. Vasti locali, "iuxta anditum quo itur in choro". Consiglio conventuale 13.XII.1571: «Tertium, ut societas Corporis Christi societati Peregrini nullatenus detur, sed suo cuique loco utraque maneat, et ambe inter se de precedentia vel subsequentia ut libet(?) disceptent etc.» (ASMN I.A.7, f. 18r). ASMN I.A.7, ff. 86v (9.VIII.1628), 87bis r (15. IV.1629).
In aprile 1803
il convento decide di riscattare «quel piccolo orto con loggiato intorno, per il quale una volta si passava alla fu compagnia di Gesù Pellegrino detta dei Caponi, di proprietà presentemente dei sig.ri Antonino e fratelli Capacci, e che confina con la volta della chiesa vecchia» (ASMN I.A.36, p. 166).

Compagnia degli Aromatai e Medici (1699).  ASMN I.A.7, f. 237r-v (28.I.1698/9): «Insuper fuit unanimi voto acceptata societas Aromatariorum et Medicorum sub fornicibus nostre ecclesie sive in nostro cemeterio prope societatem Iesus Peregrini erigenda, cum conditione quod corrector eius sit ad nutum nostri patris prioris pro tempore ponendus et amovibilis». Unica testimonianza, finora. Si noti: non si tratta di ars ma di societas con suo correttore.

Cappella San Benedetto. Sulla parte finale del corridorio che dal cimitero dei frati immetteva nell'orto. Abbattuta.

Cappella dei Santi Filippo e Giacomo. Era «in nostro cimiterio interiori sub domo armarii» (ASMN I.A.3, f. 44v:10.II.1373/4), ossia sotto l'antica biblioteca. Dei Tornaquinci-Popoleschi, fatta costruire nel 1348 dopo la mortalità del medesimo anno (ASMN I.A.3, f. 30r). Concessa nel 1374 come oratorio alla compagnia del Corpus Christi, poi unitasi nel 1544 con quella della Purità.

Compagnia della Carità (1544). Il consiglio conventuale 18.V.1544 discute «petitionem quam faciebant tabernarii de societate Charitatis, quam optabant habere ut in ea congregari possent», tratta condizioni e approva; tra le condizioni, «quolibet anno in festo Corporis Christi sex flascos de trebiano bono et optimo» (ASMN I.A.5, ff. 112v-113r). Non si specifica il luogo. "Carità" denominazione alternativa di altra compagnia? da identificare con quella del Corpus Christi? (così intende Borghigiani, ASMN I.A.30, p. 328). Testimonianza 1617: «La qual cappella [= Santi Filippo e Giacomo] serve per ragunarsi gli huomini della compagnia della Carità» (ASMN I.A.11, f. 172v), che l'autore distingue dalla compagnia della Pura detta del Sacramento e luogo di sue tornate (ff. 117v-119v).

Compagnia San Luca (1544), detta volgarmente dei Dipintori. Prima partita pagata al convento il 18.VIII.1544; trasferitasi poi nel chiostro dei Servi di Maria (ASMN I.A.30, p. 328).

Cappella San Tommaso d'Aquino.  Lunardi, Arte e storia 92-93, per l'affresco attribuito dal Ghiberti a Stefano Fiorentino, quarto-quinto decennio del '300.

Cappella San Giuseppe.

Dopo i lavori di restauri dell'anno giubilare 2000, queste ultime tre cappelle sono state destinate - per disposizione dell'amministrazione comunale - a locali d'Ufficio Informazioni per i turisti. Nell'accesso è stata collocata la grande statua in pietra "fra Giovanni da Salerno"  (originariamante al centro del chiostro grande), opera di Girolamo Ticciati (1735), molto degradata.

A. Malquori, Storie dei Padri del deserto nel convento di SMN a Firenze, «Annali della Scuola normale superiore di Pisa», Classe Lett. e Filos., ser. IV, Quad. 1-2 (1996) 79-93.

A. Malquori, Il giardino dell'anima. Ascesi e propaganda nelle "Tebaidi" fiorentine del Quattrocento (Gli Uffizi, Studi e Ricerche 23), Firenze (Centro Di, Edifimi srl) 2012; in particolare pp. 92-104. «Un "locale trecentesco con esili pilastri e volte", attiguo al Chiostrino dei Morti di Santa Maria Novella a Firenze, conserva due campate decorate con pitture murali: in una sono raffigurate Storie di eremiti nella Tebaide, nell'altra il Cristo deriso, la Crocifissione e il Cristo risorto. Le pitture, in origine eseguite a monocromo e ridipinte nel tempo, sono ridotte ad un'ombra e presentano un intervento di restauro, che ne rende ardua la lettura e la datazione, che potrebbe indicativamente oscillare tra gli anni ottanta del Trecento e il primo decennio del secolo successivo. Di queste pitture non sappiamo quasi più niente; tuttavia, da un punto di vista iconografico, esse costituiscono un'importante testimonianza. In particolare permettono di riconsiderare quanto è stato già detto sulla commissione di Tebaidi legate all'ordine domenicano, e di procedere con nuovi elementi lungo un percorso che necessita ancora di chiarimenti e precisazioni. Da tale punto di vista la decorazione pittorica in Santa Maria Novella acquista una posizione di rilievo perché, collocandosi a metà strada tra il grande affresco pisano della prima metà del Trecento e i dipinti fiorentini su tavola dei primi decenni del Quattrocento, mette in luce e conferma l'interesse che questo tema incontrava presso i domenicani» (p. 92a). Lunghe conversazioni sul tema, a suo tempo, con l'autrice Alessandra Malquori.

Descrizione stadio 1617.  ASMN I.A.11: sotto le volte per andare alla compagnia del Pellegrino  ff. 138r-171v; chiostrino sotto la libreria e cappella dei Popoleschi (= Santi Filippo e Iacopo)  ff. 172r-176v; cimitero de’ frati  ff. 176v-177r.

1617

ASMN
I.A.11
 f. 138r

Descritti i monumenti «che sono sul cimiterio dinanzi alla chiesa detto il cimiterio di fuora, hora si noteranno quelli di sotto le volte per andare alla compagnia del Pellegrino, cominciandoci dalla cappella delli Strinati, che è quella passato la porta del Pellegrino posta alla fine di dette volte. Seguitando lungho il muro di detta compagnia sino alla cappella de' Tornaquinci, volgendo verso i chiostri lungho il muro di verso ponente sino al fine di questo banda. Seguitando poi da l'altra, caminando verso tramontana sino alla cappella de' Betti, voltando lungho le cappelle che sono rincontro al muro della sopranominata compagnia sino al fine di dette voltte, scecondo l'ordine de' monumenti. Di poi si noteranno quelli del chiostrino che è sotto la libreria insieme co· la cappella de' Popoleschi. Di poi finiti, si farà ricordo del cimiterio de' padri, e doppo delli altri monumenti che ci restono, cioè di quelli del chiostro del capitolo, della cappella delli Ubriachi, e di quella delli Acciaiuoli, la quale sarà l'ulitma a notarsi per seguitare l'ordine incominciato. Alla quale si darà termine a questo sunto di monumenti per essere separata da l'altre cappelle di questo devoto luogho».

Descrizione stadio fine '700: V. Fineschi, Memorie sopra il cimitero antico della chiesa di SMN di Firenze, Firenze 1787, rpt Roma (Multigrafica Editr.) 1977, 68-111.

Necr. I, 532-35.

Lunardi, Arte e storia 84-95.

G. Ravalli, IL CHIOSTRINO DEI MORTI DI SANTA MARIA NOVELLA. Un laboratorio della pittura fiorentina alla metà del Trecento, Firenze (Edifir) 2015, pp. 224.