precedente successiva

Quolibet II,11

Questione quodlibetale II,11

originale latino

volgarizzamento (2008) di EP

Articulus 11 - Cum triplex sit tutorum species, scilicet testamentarius, legittimus et dativus, queritur utrum tutor dativus possit dari a iudice pupillo habenti patrimonium in diversis territori<i>s et nato in territorio iudicis, quantum ad patrimonium quod habet pupillus in territorio alieno, puta quia est perusinus et tamen habet patrimonium Assisii

Articolo 11 -  Tre i tipi di tutore: testamentario, legittimo e dativo. Caso: un minorenne, di cittadinanza perugina, è proprietario di beni collocati in diverse circoscrizioni cittadine. Ci si chiede: è lecito o no assegnargli un tutore dativo, anch'egli perugino, che sia competente anche su beni del minorenne collocati in diverso territorio cittadino, ad esempio di Assisi?

Quantum vero ad politiam, cum triplex sit tutorum species, scilicet testamentarius, legittimus et dativus, utrum tutor  dativus possit dari a iudice pupillo habenti patrimonium in diversis territoriis et nato in territorio iudicis, quantum ad patrimonium quod habet pupillus in territorio alieno, puta quia est perusinus et tamen habet patrimonium Assisii.

Quanto poi alla socialità dell'essere umano. Tre i tipi di tutore: testamentario, legittimo e dativo. Caso: un minorenne, di cittadinanza perugina, è proprietario di beni collocati in diverse rircoscrizioni cittadine. Ci si chiede: è lecito o no assegnargli un tutore dativo, anch'egli perugino, che sia competente anche su beni del minorenne collocati in altro territorio cittadino, ad esempio di Assisi?

1. Et videtur quod sic a simili. Aliquis enim fit de iurisdictione alterius ratione delicti; ergo a simili fiet territorium de iurisdictione alterius ratione persone.

Argomento a favore per analogia. Una persona rientra nella competenza giuridiziaria di altri a motivo del delitto. Analogicamente, a motivo della persona (che delinque) il territorio può rientrare nella giurisdizione altrui.

2. Item a minori arguitur sic: persona magis libera est quam territorium; sed non obstante libertate persone, ratione delicti fit persona de iurisdictione illius ubi delinquit; ergo multo magis non obstante libertate territorii, fiet territorium de iurisdictione cuius est persona.

Secondo argomento a favore. La persona umana gode maggior libertà che il territorio. Ma nonostante la libertà della persona, a motivo del delitto la persona ricade nella giurisdizione del giudice dove delinque. A maggior ragione dunque, nonostante la libertà del territorio, il territorio passa alla giurisdizione cui appartiene la persona.

Contra. Digestis, De iurisdictione omnium iudicum, lege ultima: «Extra territorium ius ducenti impune non paretur»[1].

Argomento in contrario. Diritto civile, Digesta libro II, titolo 1, legge 20: «Non si è tenuti a comparire davanti a chi amministra la giustizia fuori del suo terrirorio».

Responsio. Hic attendenda sunt duo, scilicet questionis artatio, et secundum artationem factam responsio.

Risposta. Due aspetti da tener presenti: delimitazione della questione, e risposta su misura della delimitazione.

Quantum ad primum nota quod artanda est questio et quantum ad tutorem, sicut tangebat opponens, et quantum ad iudicem.

Primo aspetto. Va circoscritta la questione sia quanto al tutore, come accennava l'obiettante, sia quanto al giudice.

Quantum ergo ad primum sciendum est quod tutor testamentarius dicitur quando dimittitur in testamento a patre pupilli. Legittimus vero dicitur |86vb| qui defertur a lege, secundum quam, cum nullus datus est ei in testamento a patre, qui primo loco deberet ei succedere ab intestato tutor esse debet. Dativus vero dicitur qui datur a iudice, puta quando nullo tutore dato in testamento et nullis existentibus consanguineis vel ydoneis ad tutelam, iudex pupilli de ufficio suo dat ei tutorem. De isto ergo ultimo tutore est questio tantum.

Primo, quanto al tutore. Ricordiamo che c'è un tutore testamentario, ossia quello nominato nel testamento dal padre per il figlio minorenne. C'è un tutore legittimo, quello |86vb| disposto per legge: quando il padre non ha nominato un tutore nel testamento, tutore diventa per legge il primo che dovrebbe succedere all'intestato. E c'è un tutore dativo, ossia quello assegnato dal giudice: se nessun tutore è stato nominato nel testamento, e mancano consanguinei o persone idonee alla tutela, il giudice assegna d'ufficio al minorenne un tutore. Solo circa quest'ultimo tutore verte la nostra questione.

Quantum vero ad iudicem sciendum est quod oportet quod omnis iudex habeat aliquam auctoritatem et principatum super illud quod debet iudicare, iuxta illud Exo. 2[,14] «Quis te constituit principem et iudicem super nos?». Secundum autem Philosophum, libro I Politice[2], principatus est duplex, despoticus scilicet quem habet dominus respectu servi, et politicus scilicet quem habet rex ad subditos. Et ideo duplex est iudex similiter, scilicet despoticus respectu servi, unde Rom. 14[,4] «Tu quis es qui iudicas alienum servum?», et politicus scilicet respectu subditorum, unde in Ps. [2,10] «Et nunc, reges, intelligite, erudimini qui iudicatis terram». Questio autem ista intelligitur de iudice politico.

Poi quanto al giudice. Si richiede che ogni giudice abbia competenza giurisdizionale circa l'oggetto del giudizio; Esodo 2,14: «Chi ti ha costituito capo e giudice su di noi?». Aristotele, Politica I,5 (1254b 2-4), ritiene che il governo sia di due tipi: quello dispotico, ossia del padrone nei riguardi del servo; e quello politico, ossia del re o governante rispetto ai sudditi o cittadini. Parimenti duplice è il giudice: dispotico nei riguardi del servo, e pertanto in Romani 14,4 «Chi sei tu per giudicare un servo altrui?»; e giudice politico rispetto ai sudditi o cittadini della polis; Salmo 2,10: «E ora, sovrani, siate saggi, istruitevi, giudici della terra». La questione qui sollevata riguarda il giudice della comunità politica.

Quantum ad secundum nota quod questio potest intelligi dupliciter, scilicet simpliciter vel in casu.
Primo modo non potest - ut videtur - iudex dare tutorem pupillo in territorio alieno; quod potest manifestari ad presens auctoritate iuris civilis et generalis et specialis, et etiam ratione.

Quanto al secondo aspetto (ossia risposta relativa allo specifico tipo di tutore), possiamo intendere la questione in sé, oppure la questione del caso specifico.
Nel primo caso, il giudice non può assegnare - come sembra - il tutore ad un minorenne in territorio altrui. Lo si può mostrare tramite autorità del diritto civile, sia generale che speciale, e anche per ordine di ragione.

Dicitur enim in generali, ff. sicut allegatum est, «Extra territorium» etc. In speciali etiam dicitur ff. De tutoribus et curatoribus a quibus dari possint, lege: «Pupillo, qui tam Rome quam in provincia facultates habet, pretor rerum que sunt Rome, et preses provincialium, tutorem dare potest»[3]; idest pretor quantum ad facultates quas habet Rome, preses autem quantum ad illas quas habet extra Romam in provincia.

Diritto civile, Digesta (= ff.) II, 1, 20 «Extra territorium» eccetera, come sopra riportato. Digesta XXVI, titolo 5 su assegnazione dei tutori e curatori, legge 27: «Al minorenne con proprietà sia in Roma che nella provincia, il pretore assegna un tutore per i beni in Roma, il preside per quelli di provincia»; ossia il pretore nomina un tutore quanto ai beni che il minorenne possiede in Roma, il preside quanto ai beni che il minorenne possiede in provincia fuori la città di Roma.

Hoc idem etiam patet ratione; circa quam assignandam duo attendamus, scilicet iuris et iudicis politici veritatem [veritatatem cod.], et ordinem secundum quem scilicet iudex politicus iudicare debet.
Circa primum
[4] nota quod ius positivum, sive sit canonicum sive civile, in tantum veritatem habet in quantum concordat cum iure naturali et divino; alias enim non est dicendum ius sed iniquitas, nec iudex sed oppressor. Unde Ysa. 10[,1] «Ve qui condunt leges iniquas et scribentes iniustitiam scripserunt» etc. Et ideo multa iura |87ra| positiva non solum civilia sed etiam canonica abrogata sunt.

Medesima cosa per ordine di ragione. Due elementi da considerare: verità del diritto e del giudice politico, e ordine secondo il quale il giudice politico deve giudicare.
Primo. Il diritto positivo, sia esso canonico che civile, è vero nella misura in cui concorda col diritto naturale e con quello divino; altrimenti non sarebbe diritto ma iniquità, non giudice ma oppressore. Isaia 10,1: «Guai a coloro che fanno decreti iniqui e scrivono sentenze ingiuste» eccetera. E difatti molti sistemi legislativi |87ra| positivi, non solto civili ma anche canonici, sono stati abrogati.

Circa secundum nota quod ordo iuris et iudicis positivi videtur primo respicere territorium et deinde descendere ad personam per territorium, sicut apparet per iura allegata. Iste etiam ordo concordat cum iure divino, sicut apparet quasi per totum. Unde in Ps. «Et nunc, reges, intelligite, erudimini qui iudicatis terram», et Eccles. 10[,17] «Beata terra cuius rex nobilis est», et Sap. 1[,1] «Diligite iustitiam qui iudicatis terram». Licet enim simpliciter loquendo territorium sit propter personam et non e converso, tamen quantum ad hoc quod est subici iudici politico et eius iurisdictioni territorium primo ei subicitur et per territorium persona.

Secondo elemento. L'ordine del diritto e del  giudice positivo sembra essere primariamente la competenza per territorio, e solo successivamente si estende alla persona sulla base del territorio, come risulta dai testi giuridici citati. Tale ordine concorda col diritto divino, come risulta pressoché palese. Salmo 2,10: «E ora, sovrani, siate saggi, istruitevi, voi che giudicate il mondo». Qoèlet 10,17: «Felice quel paese che per re ha un uomo nobile». Sapienza 1,1: «Amate la giustizia, voi che governate sulla terra». Sebbene di per sé il territorio è ordinato alla persona e non viceversa, tuttavia in rapporto alla competenza giurisdizionale del giudice politico, il territorio precede, e tramite il territorio succede in subordine la persona.

Hic etiam ordo concordat cum iure naturali, sicut apparet in corpore et anima. Licet enim simpliciter loquendo corpus sit propter animam et non e converso, tamen quantum ad hoc quod est subici legi motus localis, corpus primo ei subicitur et per consequens anima que habitat in corpore illo. Et ideo per [per add. B interl.] quicquid aliud secundum iura efficitur persona de foro alterius iudicis, pura ratione delicti vel contractus vel rei vel domicilii, ut habetur Extra, De foro competenti, Licet[5], totum est primo ratione territorii in quo scilicet delictum committitur et in quo fit contractus et in quo est res vel domicilium, ita quod in omnibus semper territorium est prima et principalis ratio propter quam persona efficitur de foro alterius iudicis, quamvis interdum alie sint medie rationes.

Inoltre tale ordine concorda anche col diritto naturale, come appare nel corpo ed anima. Sebbene di per sé il corpo sia ordinato all'anima e non viceversa, tuttavia in rapporto alla legge del moto locale è il corpo che vi si subordina per primo, e di conseguenza l'anima che abita in quel corpo. Qualunque sia il motivo giuridico che trasferisce la persona alla competenza di altro giudice, ad esempio delitto o contratto o proprietà o domicilio, come in Decretali Extravagantes, libro II, titolo 2 De foro competenti, capitolo 20 Licet, tutto in radice rimonta al territorio: luogo del delitto, del contratto, della proprietà o del domicilio. Territorio, dunque, prima e principale ragione per cui una persona passa alla giurisdizione di un altro giudice, benché talvolta vi possano essere diverse ragioni intermedie.

In casu tamen, puta propter modicitatem possessionis, forte posset dare quia quod parum deest nichil deesse videtur, ut dicitur II Phisicorum; vel etiam propter aliquod accidens aliud, puta quia alius iudex non dat ei tutorem ex malitia etc. Huiusmodi enim accidentia possunt contingere infinitis modis.

Nel caso specifico: a motivo della modica proprietà, supponiamo, si potrebbe dare una risposta positiva (circa l'assegnazione d'un tutore), perché "minuscola deficienza vale nessuna deficienza", dice Aristotele, Fisica II,5 (197a 27-30). O anche a motivo di qualche altra variante, ad esempio perché un altro giudice rifuta di assegnare il tutore per immoralità, eccetera. E possono darsi innumerevoli varianti simili.

1. Ad argumentum igitur primum dicendum quod iura illa que dicunt quod ratione delicti quis efficitur de foro alterius, cum hac sententia concordant, sicut patet ex dictis. Iudex enim debet punire omnia delicta commissa in territorio suo; et ideo argumentum deberet concludere quod si persona efficitur de foro alterius, multo magis hoc contingit de persona ratione territorii, quia persona non fit de foro alterius ratione delicti nisi quia |87rb| delictum commissum est in territorio alterius. Unde patet quod similitudo non tenet, quia iurisdictio politica datur et super personam in se et super personam delinquentem ratione territorii.

Risposta al primo argomento a favore. Le disposizioni giuridiche che a motivo di delitto trasferiscono una persona alla competenza di altro foro, concordano con questa (nostra) opinione, come esposto sopra. Un giudice infatti deve punire tutti i delitti commessi entro il suo terrirorio. Cosicché l'argomentazione dovrebbe concludere: se una persona passa ad una competenza altrui, a maggior ragione medesima cosa può accadere a motivo del terrirorio, visto che una persona non passa al foro altrui se non perché |87rb| il delitto è stato commesso in terrirorio altrui. L'argomentazione dunque per analogia non regge, perché la giurisdizione politica la si dà e sulla persona in sé e sulla persona che delinque a motivo del terrirorio.

2. Ad secundum dicendum quod licet simpliciter loquendo persona sit magis libera quam territorium, tamen iurisdictio politica non descendit ad personam etiam delinquentem nisi mediante territorio, ut dictum est. Quamvis ergo secundum iura[6] tutor principaliter detur persone et secundo rebus, curator autem e converso, iurisdictio tamen semper principaliter respicit territorium. Si qua autem iura videantur contrarium dicere, locuntur puto de tutore testamentario vel legittimo.

Risposta al secondo argomento. Sebbene in senso assoluto la persona goda maggior libertà del terrirorio, tuttavia la giurisdizione politica non ricade sulla persona, anche delinquente, se non mediante il terrirorio, come detto. Vero è che a norma del diritto il tutore lo si assegna principalmente alla persona e solo secondariamnete ai beni, e il curatore in ordine opposto, la giurisdizione invece riguarda principalmente il terrirorio. Se poi taluni testi giuridici dicessero il contrario, probabilmente intendono riferirsi al tutore testamentario o legittimo.


Art. II,11 -

[1] Digesta II, tit. 1, leg. 20 (Corpus iuris civilis, ed. Berlino 1908, I, p. 47).
Digestum, o Digesta, spesso scritto ff. in compendio di tachigrafia giuridica.

[2] Politice ] Pol' cod., suo abituale compendio; talvolta Politice in estenso; mai Politicorum.
ARIST., Politica I, 5 (1254b 2-4); I, 7 (1255b 16-19).

[3] Digesta (lnfortiatum) XXVI, tit. 5, leg. 27 (Corpus iuris civilis, ed. cit. I, p. 376).

[4] «Circa primum ... sed oppressor» (rr. 54-57 di ed. a stampa, p. 132): cf. Contra falsos 37, 19-25 (ed. F. Tamburini, Roma 1981, 73).

[5] Decretales Extra II, 2, 20 (CIC, ed. Fried. Il, 255).

[6] «iura»: vedi sopra nota [3].


precedente successiva